Lago di Gera
    

GERA

Il Lago di Gera è situato nella parte alta della Valle di Campo Moro ed è alimentato dalle acque che scendono dal Ghiacciaio di Fellaria.
La diga che lo chiude a valle è lunga m. 530 e alta m. 174.

Come arrivare:
A Sondrio prendiamo la provinciale 15 con la quale ci addentriamo nella Val Malenco. Al km. 13.5 deviamo a destra. Superate Lanzada e Franscia, proseguiamo con quattro chilometri di ripidi tornanti fino a Campo Moro.
Qua giunti, lasciato a sinistra il Lago di Campo Moro, potremmo semplicemente proseguire in auto fino ad arrivare ai piedi della diga del Lago di Gera e poi, a piedi, tramite un camminamento obliquo, a balconata, risalire lo sbarramento e arrivare sulle sponde del lago.
Di seguito ho invece descritto una bella camminata che ci condurrà al Lago di Gera dopo un lungo giro, passando per il Rifugio Carate (tel. 0342 452560), la Forca di Fellaria e il Rifugio Bignami (tel. 0342 451178).

Parcheggiamo la macchina nel piazzale sotto al Rifugio Zoia (0342 451405) e ci incamminiamo in leggera discesa verso la diga del primo lago, quello di Campo Moro.
Lasciamo a destra una casa tra gli alberi e, superata una stanga che chiude l'accesso ai veicoli, camminiamo sul muraglione della diga fino alla casa del custode (m. 1975).
Seguendo una freccia che indica la direzione per i rifugi, prendiamo poi una sterrata che con tre tornanti scende verso sinistra.
Giunti ai piedi della diga, vi troviamo uno slargo. Una palina segnavia reca le seguenti indicazioni: m. 1934;
- a sinistra con la sterrata: Foppa a ore 0.20, Alpe Musella a ore 1, Franscia a ore 1;
- diritto con un sentiero: Rifugio Carate a ore 1.50, Rifugio Marinelli a ore 2.50, Rifugio Marco e Rosa EEA a ore 6.30.
Potremmo prendere entrambe le direzioni; con il sentiero il percorso è un po' più breve, con la sterrata passeremmo anche dall'Alpe Musella dove ci sono i due Rifugi Mitta e Musella. In seguito i due percorsi si uniscono.
Proseguiamo con il sentiero.

Percorriamo un tratto con poca pendenza tra radi alberi, superiamo un rivolo, e iniziamo a salire in modo abbastanza ripido. A sinistra dei paletti verdi con due funi di acciaio fanno da protezione a valle.
Poi, in piano, passiamo accanto ad una grande roccia (m. 1975).
Torniamo a salire ripidamente e troviamo ancora le protezioni a valle. Alcuni gradini e una fune passamano fissata alla roccia agevolano la salita.
Superato questo tratto, troviamo un ruscelletto che scende dalla montagna e attraversa il cammino.
Passiamo sotto una grande roccia obliqua (m. 2010).
Alle nostre spalle possiamo vedere la diga e il Lago di Campo Moro mentre a sinistra si erge la imponente piramide del Pizzo Scalino.
Procediamo con alcuni zig-zag passando tra larici e pini.
Percorriamo un altro tratto protetto con dei paletti che reggono due funi, salendo dei gradini di roccia (m. 2045).
Il sentiero diventa ripido. Saliamo a zig-zag con alcuni corti tornanti. Poi la pendenza diminuisce un poco.
Una piccola scorciatoia sulla sinistra consente di risparmiare pochi metri (m. 2080).
Saliamo a zig-zag ripidamente. Alla destra c'è una grande roccia. Il sentiero si divide e subito torna ad unirsi (m. 2130).
Poi la salita diventa più dolce. Passiamo fra vari cespugli di rododendro la cui fioritura, a inizio estate, dona un bellissimo tocco di colore.

Percorriamo ora un lungo tratto, alternando piano e leggera salita, allontanandoci dalla parete rocciosa alla nostra destra (m. 2160).
Un rivolo attraversa il sentiero (m. 2170).
Proseguiamo con lievi saliscendi. Il sentiero ancora si sdoppia ma solo per un breve tratto.
Più avanti, sotto di noi a sinistra vediamo l'Alpe Musella mentre di fronte lassù, alla Bocchetta delle Forbici, è già possibile vedere l'ancora lontanissimo Rifugio Carate (m. 2195).
Scendiamo e risaliamo per guadare un torrente. Alcune pietre che affiorano dall'acqua consentono di non bagnarci gli scarponi (m. 2190).
Dopo un tratto in piano proseguiamo in leggera salita e poi, con un breve giù e su superiamo il letto di un torrente in secca.
Il sentiero torna a dividersi e a riunirsi (m. 2215). In alto vediamo una roccia forata che forma un arco.
Passiamo accanto ad un cartello illeggibile appeso ad un larice.

Quasi in piano arriviamo ad un bivio (m. 2240) Qui si innesta il sentiero che sale dall'Alpe Musella e si unisce al nostro. I segnavia indicano diritto: Rifugio Carate a ore 1, Rifugio Marinelli a ore 2, Rifugio Marco e Rosa; a sinistra: Alpe Musella a ore 0.20, Campo Moro a ore 1.30, Campo Franscia a ore 2.
Da questo punto incontreremo i segnavia (triangoli gialli) dell' Alta Via n. 5.
Il sentiero da qui al Rifugio Carate è detto dei "sette sospiri"; supereremo infatti in successione alcuni dossi morenici formati nel corso dell'ultima glaciazione, alternati con tratti in piano durante i quali vedremo apparire e scomparire il Rifugio Carate, ogni volta più vicino.

Superata una curva ecco che, per breve tempo, vediamo il rifugio.
Risaliamo un piccolo dosso e continuiamo quasi in piano.
Il sentiero si divide, riprendiamo a salire, e poi torna ad unirsi.
Più avanti si divide un'altra volta, (m. 2270). Andiamo a sinistra, superiamo una vallecola in leggera salita e arriviamo ad un guado dove ritroviamo l'altro ramo (m. 2290).
Superato un altro ruscello (m. 2310), saliamo abbastanza ripidamente a zig-zag tra cespugli di rododendro. Una scritta gialla su una roccia indica l'Alta Via n. 5 (m. 2325).

Il sentiero ancora si divide ma solo per un breve tratto.
Dopo una curva a destra torniamo a vedere il Rifugio Carate (m. 2355).
Continuiamo in leggera salita tra delle grosse pietre. Alla destra c'è una pozza (m. 2360). Poco dopo il rifugio scompare alla vista.
Riprendiamo a salire con un lungo traverso inizialmente con poca pendenza e poi in salita e, anche questa volta, dopo una curva a destra, torniamo a vederlo (m. 2400).
Passiamo accanto ad una struttura in legno, quanto rimane di una vecchia teleferica, e continuiamo, quasi in piano, attorniati da grandi pietre.
Un rivolo attraversa il cammino. Riprendiamo a salire con alcuni tornanti mentre il rifugio scompare alla vista.

Eccolo nuovamente ma solo per un attimo (m. 2430).
Successivamente il Rifugio Carate torna a farsi vedere (m. 2445). Terminato un ripido tratto, continuiamo con poca pendenza.
Il rifugio scompare nuovamente (m. 2465).
Troviamo ancora i triangoli gialli dell'Alta Via n. 5 oltre alle bandierine di colore rosso bianco rosso.
Poi la pendenza aumenta. Il sentiero si divide in varie tracce che successivamente tornano ad unirsi.
Al termine di questa salita torniamo a vedere il Rifugio Carate (m. 2565).
Dopo un tratto in leggera salita, la pendenza aumenta. Vediamo ancora i segnavia dell'Alta Via n. 5. Poi il rifugio scompare.
Superiamo dei tornanti tagliati da una scorciatoia.
Più avanti torniamo a vedere il Rifugio Carate (m. 2620).

Presso un tornante sinistrorso su un masso vediamo l'indicazione verso destra per il Rifugio Bignami (m. 2620).
Pertanto, poco prima di arrivare al Rifugio Carate, giriamo a destra e, superato il masso, iniziamo un lungo traverso a mezza costa con un percorso ben marcato con bolli bianco-rossi, triangoli bianchi con il bordo giallo (variante sesta tappa Alta Via) e strisce bianche.
Siamo sul lato di sinistra di un vallone che si addentra tra le tre Cime di Musella (m. 2990, 3088, 3080) e la Cima di Caspoggio (m. 3136) alla sinistra (nord-nordest) e il Sasso Moro (m. 3108) alla destra (sudest).
Inizialmente camminiamo, alternando tratti quasi in piano o in leggera salita, tra erba e pietre. In alto a sinistra vediamo una guglia di colore giallognolo.
Saliamo poi con pochi passi verso sinistra (m. 2650) e subito dopo continuiamo in piano.
Passiamo tra due rocce (m. 2660) e saliamo ancora verso sinistra solo per alcuni metri.
Il traverso continua in leggera salita e poi quasi in piano. In questo punto le pietre sono più piccole e affiorano anche dei ciuffi d'erba (m. 2675).
Poi proseguiamo tra le pietre che, più avanti, hanno maggiori dimensioni.

Con poca pendenza, scendiamo poi verso un nevaio (m. 2660). Se la neve è dura possiamo attraversarlo. In caso contrario dobbiamo aggirarlo in senso orario seguendo i bolli. In tal caso conviene riporre le racchette nello zaino in modo da avere le mani libere.
Ci muoviamo con precauzione salendo in un labirinto di grossi massi che dobbiamo aggirare o scavalcare, uno alla volta.
Superato questo tratto (m. 2690) percorriamo pochi metri in leggera discesa su scivolosi sfasciumi arrivando al punto in cui dalla destra si innesta la traccia di chi ha preferito attraversare il nevaio anziché aggirarlo (m. 2685).

Saliamo ripidamente tra le pietre su una fine sabbia scivolosa, aiutandoci un poco con le mani.
Poi la pendenza diminuisce e in leggera salita raggiungiamo un ripiano pietroso (m. 2715).
Percorriamo pochi passi in discesa e riprendiamo a salire su fondo roccioso. Ora non ci sono più massi tondeggianti ma piccole lastre di pietra sulle quali è più agevole camminare.
Passiamo accanto ad un masso con la scritta Big-Car che indica nelle due direzioni i Rifugi Bignami e Carate (m. 2740).
Dopo un breve tratto quasi in piano riprendiamo a salire a mezza costa.
Ben presto la pendenza aumenta (m. 2765) e saliamo ripidamente fino ad arrivare ad un ripiano che attraversiamo in leggera salita (m. 2790). Alla destra vediamo il Monte Motta con le piste da sci. Più ancora a destra, nell'apertura tra due cimette, appare il Disgrazia.
Ci abbassiamo in un piccolo avvallamento e riprendiamo a salire sempre accompagnati dalla vista del Disgrazia. Dietro invece una apertura consente la vista della vedretta di Scerscen inferiore e delle cime della Sassa d'Entova (m. 3329), del Pizzo Malenco (m. 3438) e del Pizzo Tramoggia (m. 3441).

Arriviamo alla Forca di Fellaria (m. 2819) e vi troviamo solo l'indicazione per il Rifugio Carate nella direzione dalla quale proveniamo.
Davanti, in fondo a sinistra, già vediamo il Ghiacciaio di Fellaria oltre il quale ci sono il Piz Varuna (m. 3453) e la Cima Fontana (m. 3070). Di fronte abbiamo la vallata che ci condurrà all'Alpe Fellaria.
Iniziamo a scendere ripidamente con corte serpentine su un fondo di scivolosa sabbietta e raggiungiamo un pianoro che attraversiamo dapprima in leggera discesa e poi quasi in piano (m. 2770).
Riprendiamo poi a scendere ripidamente. Vediamo una freccia gialla (m. 2755).
Percorriamo un altro tratto su sabbietta scivolosa (m. 2735). Vediamo un'altra freccia gialla (m. 2695).

Giunti in basso (m. 2670), iniziamo ad aggirare un nevaio verso destra dapprima con poca pendenza e poi in discesa. Poi ne attraversiamo il tratto terminale (m. 2650).
Proseguiamo con un sentiero in discesa circondato da pietre. Volgendo lo sguardo dietro di noi possiamo vedere due punte gemelle.
Attraversiamo un breve tratto pianeggiante dove sulle pietre vediamo alcuni triangoli gialli (m. 2600) poi, dopo un breve tratto in discesa, proseguiamo con minore pendenza.
Vediamo una freccia gialla.

Poco dopo raggiungiamo una piana che probabilmente nel periodo del disgelo si trasforma in lago (m. 2590). Ci teniamo sulla destra camminando quasi in piano.
Dopo un breve giù e su per attraversare un canalino roccioso, proseguiamo dapprima in discesa e poi con minore pendenza passando accanto ad un ometto.
Torniamo a scendere in modo abbastanza ripido (m. 2565) e vediamo varie frecce e triangoli gialli.
Percorriamo poi un breve tratto quasi in piano (m. 2540) e riprendiamo a scendere tenendoci sul lato destro della vallata. Alla sinistra ci accompagna un torrente.
Su un lungo masso vediamo un'altra freccia gialla. Dalla destra arriva un altro torrente che poco dopo guadiamo (m. 2510).
Proseguiamo in leggera discesa con bella vista sul ghiacciaio di Fellaria, ora più vicino, sotto il quale scendono alcune cascate.
Alla destra si affianca un altro torrente.

Davanti abbiamo una grande piana dove, tra vari ruscelli e rivoli, pascolano alcune mucche (m. 2490).
La attraversiamo tenendoci alla destra. Più avanti ci spostiamo verso il centro. La pendenza è minima.
Camminiamo tra le pietre e poi lasciamo a destra alcuni grossi massi (m. 2450).
Proseguiamo tra sassi, erba e una bella fioritura di eriofori.

Poi giriamo a sinistra e con una breve discesa raggiungiamo la riva del torrente principale che percorre la vallata. Poco a monte c'è una passerella che consente di attraversarlo per poi salire alla Bocchetta di Caspoggio. Noi invece dobbiamo seguirlo verso valle.
Poi, mentre il torrente si infila in una gola (m. 2435), percorriamo un tratto in salita al termine del quale cominciamo a vedere il Rifugio Bignami.
Proseguiamo in leggera discesa lasciando a sinistra l'Alpe Fellaria dove troviamo dapprima dei ruderi e poi dei baitelli e qualche baita.
Con un sentiero tra l'erba, superato il guado di un torrente, arriviamo al Rifugio Bignami (m. 2401) posto in bella pozione panoramica tra la Vedretta di Fellaria e il sottostante Lago di Gera.
Ho scattato la foto nei pressi del rifugio.

Ora per chiudere l'anello non resta che prendere il sentiero che scende lungo la sponda destra del lago fino alla diga e poi seguire la sterrata che ci riporterà a Campo Moro e alla macchina.

    
    

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Questi sono alcuni dei laghetti
che ho incontrato girovagando
sulle nostre montagne.
    
    

    
    

Caratteristiche

    
  • Nazione: Italia
  • Ubicazione: Val Malenco
  • Provincia: Sondrio
  • Comune: Lanzada
  • Altezza: m. 2130
  • Latitudine: 46°19'10"N
  • Longitudine: 9°56'55"E
  • Carta Kompass: 93 C4
  • Lunghezza: m. 1200
  • Larghezza: m. 400
  • Tipo: artificiale
  • Tempo: 4.50 ore
  • Dislivello: m. +915 -504
  • Difficoltà: escursionistica
  • Escursione: agosto 2011
aquila = escursione molto lunga

Escursione lunga e faticosa.